L’acqua che affascina, da sempre simbolo e datrice di vita, non è solo quella del fiume Sile, lungo le cui sponde antichissimi abitatori del Veneto avevano eretto le loro palafitte; ma è anche quella delle risorgive, che in trevigiano suona ‘fontanassi’, crateri viventi che dal nulla comunicano il loro ribollente messaggio.
Regna lo stupore per queste ‘sabbie mobili’ di tarzaniana memoria, che evocano più il rischio dello sprofondare, più che l’impeto del gettare fuori. Ma bisogna vederle.
E il Sile origina silenziosamente, districandosi pian piano dal fango e diventa limpido, mobile, navigabile e generatore di nuova vita e movimento; sua è la forza che aziona le pale dei mulini, innumerevoli, che fanno di questa zona un moto perpetuo di ingranaggi e di abbondanza; abbondanza di grano e di farina, per quello che fu chiamato il Granaio d’Italia, Treviso appunto; Treviso, verso cui, intanto, scorre placidamente il Sile, il maggiore fiume italiano figlio di risorgiva.